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Culturalia di Norma Waltmann / Ufficio stampa e comunicazione d’arte e cultura

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Mostra collettiva “Faces” a DiPaolo Arte Bologna

DiPaolo Arte, Bologna
dal 9 aprile al 30 maggio 2005

La mostra “Faces” presso la DiPaolo Arte a Bologna verrà inaugurata il 9 aprile 2005. Questa collettiva, curata da Valerio Dehò, metterà al centro il ritratto.

Il ritratto è da sempre una prova di forza della buona pittura, e la pittura è ancora e sempre protagonista dell’arte degli ultimi 25 anni. La generazione degli artisti attorno ai trent’anni si è dedicata spesso ad una ricognizione della propria sfera affettiva e privata, adoperando la pittura quasi come una cronaca elettiva.

E sono giovani gli artisti di questa mostra, ma dimostrano una tecnica sicura, ma soprattutto una totale coscienza del mezzo che adoperano. Danno evidenza non solo ad un’abilità acquisita e ad un’indubbia predisposizione, quanto alla consapevolezza della scelta: vogliono dipingere e basta, per decisione autonoma non per trend o altri accadimenti effimeri. Sono integralmente pittori, anche se possono usare occasionalmente altre tecniche.

Questi giovani artisti hanno anche una ricerca appagata di non convenzionalità nel taglio sempre particolare e mai statico. Nessuno dei tre predilige la fissità, la foto ricordo.Tutto il piano della rappresentazione è agitato da  un movimento interno

Leonardo Greco ama dei primi piani di memoria cinematografica e talvolta emergono chiari alcuni riferimenti ad Alex Katz e all’evoluzione poetica dell’iperrealismo. Grandi superfici con un rapporto osmotico tra il volto e lo sfondo. Una linea forte e incisa,  grande sicurezza esecutiva, e un’indagine psicologica che sorprende per finezza.

Riccardo Baruzzi ha un tratto più acido e più “americano”. Vi è nella sua pittura un approccio intenso che si manifesta on una natura liquida e continua dei tratti. Echi da factory warholiana, ma anche una densità espressionista che attinge direttamente da una profondità generazionale di rabbia conquistata e cercata.

Gabriele Talarico guarda alla fotografia ma non in modo metaforico, non diretto. Sia “positivi” degli inizi, che i “negativi” attuali , indagano la realtà, senza alcuna pretesa di realismo. Ritratti generazionali, ma anche affettivi che negli ultimi tempi hanno subito un’inversione in negativo prevale il buio anzi un almost blue che assorbe le figure nel momento in cui le fa rimbalzare sulla superficie.

UFFICIO STAMPA CULTURALIA

 

 

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